Inferno e Paradiso

Inserito in Evoluzione Personale

Inferno e Paradiso
 
Inferno e Paradiso
 
 
Inferno e Paradiso non sono dei luoghi fisici.. ma sono stati di coscienza dell’essere. Si parla di Inferno e Paradiso come due aspetti dell’esistenza umana che vanno integrati ed equilibrati secondo la legge universale del TAO.
 
 
Inferno è: l’Ombra proiettata dall’Inconscio e non riconosciuta spesso rifiutata che controlla ogni nostra azione, è la Maya, è la Tana del Bianconiglio, è la Psicoprigione umana, è la Matrix, è il labirinto della mente razionale che blocca l’intuizione.
 
Paradiso è: il massimo grado di consapevolezza di sè, il modo in cui il corpo incarna e manifesta le doti dell’Anima, è seguire la missione della Vita, ovvero ciò che abbiamo stabilito di fare prima di scendere in incarnazione su questo pianeta.

 
Come è noto, specie negli ambienti esoterico/spirituali l’Anima entra in incarnazione e fa esperienza terrena, staccandosi dall‘ UNO. Man mano che discende nelle tenebre della materia la vibrazione rallenta e tutto si fa più denso, fino a formare il corpo fisico. Anche pensieri ed emozioni sono connotati della stessa densità e letteralmente impediscono alla vita di fluire liberamente.
La sfida dell’essere denso in questa esistenza, è quella di liberarsi da zavorre anche genealogiche di avi, di condizionamenti sociali e parentali e di tutto quello che lo aggancia in questa esistenza attraverso pendoli e che invece potrebbe scorrere e fluire facilmente e spontaneamente come l’acqua del fiume che si ricongiunge al mare.
Il pendolo come una egregora demoniaca, è una sorta di demone che vive di vita propria e che si nutre della nostra energia e delle nostre emozioni e delle nostre re-azioni.

Tuttavia per portare alla luce i contenuti che ci vivono meccanicamente, per smascherare i nostri automatismi, dobbiamo calarci fino in fondo nella materia densa, nelle profondità fino alle radici e portare alla luce l’inconscio.
Anche Dante iniziò il viaggio interiore iniziando dal suo “Inferno personale” in cui l’entronauta è chiamato a confrontarsi con i contenuti della sua parte Ombra, vale a dire con quegli aspetti della sua personalità consciamente rifiutati, ma di fatto posseduti e profondamente temuti, aspetti di natura essenzialmente emotiva. San Francesco prima di diventare santo fu un ladro e un assassino
Nietsch ci narra del viaggio intrapreso dall’uomo comune, per superare i propri limiti, onde divenire un “Superuomo”, o se vogliamo un “Eroe”.

È necessario confrontarsi senza alcun tipo di giudizio morale (il giudizio è un pendolo), con le ombre oscure e le forze irrazionali che albergano sotto la facciata della nostra esistenza terrena. Entrare nelle parti oscure e inconscie della nostra personalità, fino a punto di considerarle importanti, reali e funzionali, tanto quanto quelle consce. Questo è il requisito di base di qualunque forma di auto consapevolezza.
Prendere atto che i giudizi che emettiamo e ciò che non ci piace negli altri, è una trasposizione dell’ostilità nutrita verso aspetti di noi che non ci piacciono e di cui non abbiamo coscienza.
In questo senso gli altri sono dei “messaggeri”, in quanto quando abbiamo un problema irrisolto che non vediamo ecco che arriva un evento pesante o una persona a mostrarcelo.

I sentimenti, le immagini e i pensieri possono essere facilmente proiettati su quanto o chi ci circonda, divenendo sempre più forti, assumendo il controllo della personalità .
Già siamo un bel passo avanti sul cammino verso la consapevolezza di chi siamo, se riconosciamo che tutta la realtà “esterna” è una proiezione di pensieri, azioni, emozioni nostre. Ma non è la parte conscia della personalità ad operare la proiezione, bensì quella inconscia. Quindi le proiezioni non sono qualcosa che mettiamo in atto razionalmente, ma sono qualcosa che si colloca al di fuori della nostra volontà.

Paradossalmente, entrare nella propria ombra equivale ad allontanarsi da quegli stati di euforia che la società promuove per tenerci in un continuo stato di re-azione e conflitto.

Andare verso il Paradiso, dopo aver integrato l’Inferno, significa fare pace con noi stessi, con le nostre ferite, i limiti che ne conseguono. Ma allo stesso tempo aprirsi a orizzonti più ampi di conoscenza, di amore e di pace; a quel punto, il piombo derivato dalla negazione di quanto viene disconosciuto a livello individuale e sociale ha magicamente l’opportunità di trasformarsi in oro.
Tanto più si riconosce l’Inferno personale dei pensieri, emozioni, re-azioni, tanto più si sale in alto verso il Paradiso e verso la liberazione dell’Anima.
 
 
Grazia Foti
Naturopata – Operatore Olistico

 
 
Ambiente Olistico staff
 

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