la Politica è lo Specchio della Collettività

Inserito in Evoluzione Personale

Politica
 
la Politica è lo Specchio della Collettività
 
 
La Politica è specchio della collettività: è un sintomo.
Nel XX secolo grazie alla psicologia del profondo abbiamo compreso (non tutti ancora ci arrivano, e non tutti ci devono arrivare per forza, e va bene anche così) che la Politica intesa in senso molto stretto, per intenderci quella Politica che vediamo così maleodorante quotidianamente nei giornali, in tv, dalle bocche dei passanti, a lavoro, ovunque…ecco, questa politica è già essa stessa lo specchio della coscienza e l’incoscienza media della collettività. Essa è già l’effetto di una predisposizione psichica, è già la conseguenza, è già un sintomo, per cui è un buon indicatore che potrebbe servire a dirci a che punto siamo, quale livello di scissione, dissociazione o sanità abbiamo nella media collettiva del genere umano.
 
 
La Politica è un importante specchio e simbolo della coscienza collettiva, della società, che – ricordiamolo – è composta da singoli, individui, gli unici portatori di vita e di storia [Ricordo che Emerson al riguardo scriveva che la storia è sempre storia di biografie individuali.] Dunque la Politica come specchio.
Da ciò ne deriva il corollario che illudersi di poter cambiare la Politica (specchio) a tutti i costi è come cercare di cambiare un particolare di se stessi agendo sullo specchio che ci sta di fronte e che ci rimanda semplicemente l’immagine di noi stessi: una fottutissima stupidaggine ad opera dell’Io insomma, l’ennesima che vediamo agita di giorno in giorno da chiunque indistintamente.
Ma quando si può riconoscere tale stupidaggine, il gioco cambia in meglio e si può fare qualcosa di veramente utile.
 
 
Per ogni cambiamento avvenuto nel mondo la storia e la psicologia ci hanno sempre insegnato che vi fu necessario dapprima un terreno fertile, in termini psicologici sono necessarie delle premesse psicologiche, sia consce che inconsce. Per fare un esempio: potrei avere anche i semi da piantare più buoni dell’universo, i migliori, o credere che siano i migliori, ma se cercassi di piantarli in un terreno non adatto, non fertile – impazzendo e sbraitando – ciò non farebbe di me un buon contadino, un intelligente agricoltore.
 
 
Cosa pensava Jung della cosiddetta politica?
 
«Ogni situazione politica è espressione di un parallelo problema psichico presente in milioni di individui. Problema che è in gran parte inconscio (il che lo rende particolarmente pericoloso!)… le forze distruttive sono anche in noi, più esse sono inconsce, più sono pericolose…»
(C.G. Jung – Lettere)
 
«Come psicologo sono profondamente interessato ai disturbi mentali, in particolare quando contagiano intere nazioni. Voglio sottolineare che disprezzo la politica di tutto cuore: non sono nè un bolscevico, nè un nazista, nè un antisemita. Sono uno svizzero neutrale e perfino nel mio paese non mi interesso di Politica, perchè sono convinto che per il novantanove per cento la politica sia solo un sintomo e che tutto faccia tranne che curare i mali sociali. Circa il cinquanta per cento della politica è detestabile perchè avvelena la mente del tutto incompetente delle masse. Ci mettiamo in guardia contro le malattie contagiose del corpo, ma siamo esasperatamente incauti riguardo alle malattie collettive – ancora più pericolose – della mente.
Faccio questa dichiarazione per scoraggiare sin dall’inizio ogni tentativo di coinvolgimenti in qualsivoglia partito politico. Ho delle buone ragioni per farlo: il mio nome è stato più volte portato nella discussione Politica anche, come ben sapete, si trova attualmente in uno stato febbrile. E’ soprattutto a causa del fatto che mi occupo delle incontestabili differenze all’interno della psicologia nazionale e razziale che si è verificata una serie di fraintendimenti quasi fatali e di errori pratici nelle relazioni internazionali e nelle frizioni sociali interne. In un’atmosfera come questa, politicamente avvelenata e surriscaldata, è diventato praticamente impossibile condurre una discussione scientifica sana e spassionata su questi problemi così delicati eppure estremamente importanti. Discutere pubblicamente questi problemi avrebbe più o meno la stessa efficacia di un direttore di manicomio che si mettesse a discutere le particolari fissazioni dei suoi pazienti proprio in mezzo a loro. Vedete, il fatto tragicomico è che tutti sono convinti della loro normalità, esattamente come il dottore stesso è convinto del proprio equilibrio mentale…»
(C.G.Jung – Comunicato stampa in occasione di una visita negli Stati Uniti – 4 ottobre 1936)
 
 
«Oggi si vuol sentire parlare di grandi programmi politici ed economici ossia proprio di quelle cose che hanno condotto i popoli ad impantanarsi nella situazione attuale, ed ecco che uno viene a parlare di sogni e di mondo interiore.. tutto ciò è ridicolo, che cosa crede di ottenere di fronte ad un gigantesco programma economico, di fronte ai cosiddetti problemi della realtà. Ma io non parlo alle nazioni, io mi rivolgo solo a pochi uomini. Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male, perciò, per essere ragionevole, l’uomo dovrà cominciare con l’esaminare se stesso, e poiché l’autorità non riesce a dirmi più nulla, io ho bisogno di una conoscenza delle intime radici del mio essere soggettivo. E’ fin troppo chiaro che se il singolo non è realmente rinnovato nello spirito neppure la società può rinnovarsi poiché essa consiste nella somma degli individui.»
(C.G.Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni – Autobiografia)
 
 
«..il vero portatore di vita è soltanto il singolo. Non esiste una “vita” di milioni di persone, bensì milioni di singoli portano la vita; sono essi, in definitiva, la realtà.»
(Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung, p.243)
 
 
«Non esiste l’umanità. Io esisto, voi esistete. L’umanità è soltanto una parola.»
(Brano tratto dal volume “Jung parla”, Adelphi Edizioni, Milano, 1995 pag 114.)
 
 

«L’unica rivoluzione possibile è quella interiore.»
(J.Krishnamurti)

 
 
Fonte: www.Jungitalia.it

 
 

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